PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA - COSA E’ IMPORTANTE SAPERE!

La psicologia dell’emergenza ha ampliato e approfondito gli aspetti psicologici correlati ai contesti di emergenza e post-emergenza.
Ha tra i suoi obiettivi quello di fornire un supporto psicologico a tutta la popolazione direttamente o indirettamente colpita da un evento traumatico (terremoti, omicidi, incidenti stradali, sparatorie, catastrofi naturali, guerre, ecc.).
Intervenire in un contesto di emergenza, è un’operazione estremamente delicata, che va programmata attentamente, al fine di evitare ulteriori problemi o addirittura incappare in situazioni di pericolo per sé e/o per gli altri.
Proprio per questo è necessario avere ben chiare alcune dimensioni:

  • Temporale: Quando si interviene?
  • Spaziale: Dove si interviene?
  • Destinatari: Chi necessita di un intervento?
  • Modalità: Come si interviene?
  • Finalità: Perché si interviene?

La psicologia dell’emergenza interviene l’ha dove si verifica quello che viene definito evento critico, vale a dire qualsiasi situazione potenzialmente in grado di sconvolgere il senso di vulnerabilità e/o di controllo di una persona (Roger Solomon, Ph.D.) e che esula dall’ambito delle esperienze abituali, sfida le capacità di reazione di una persona ed è potenzialmente in grado di sconvolgere i suoi meccanismi psicologici abituali (Jeff Mitchell, Ph. D.). La traumaticità di un evento è una funzione delle caratteristiche dell'evento stesso più la predisposizione individuale.
In sintesi, le variabili in gioco sono l’ampiezza, intensità e la precocità dell’evento, nonché le caratteristiche di personalità, la vulnerabilità, la resilienza e la rete di relazioni affettive e sociali.

QUALI SONO LE PRINCIPALI REAZIONI?

Lo stress post-traumatico è la reazione normale di una persona normale a un evento anormale. In questa fase possono comparire sintomi da stress cognitivo (disfunzioni mnestiche, difficoltà di concentrazione, disorientamento, autobiasimo, ecc.), sintomi emotivi (ansia, paura, panico, rabbia, depressione, colpa, appiattimento emotivo, senso di impotenza, ecc.), sintomi comportamentali (isolamento, evitamento, aumento della conflittualità, scatti di rabbia, impulsività, ecc.) e sintomi da stress spirituale e sociale (perdita di significato, perché è successo a me, perdita di fiducia e di sicurezza, ecc.).
In seguito ad un evento traumatico, si possono individuare alcune fasi:

  • Fase eroica(da qualche ora a qualche giorno): altissimi livelli di energia, impegno nelle attività di salvataggio, aiuto, accoglienza;
  • Fase della luna di miele (da una settimana ad 1 anno): ottimismo dei superstiti e della comunità. Afflusso alto di risorse, attenzione mass media, vip, solidarietà;
  • Fase di disillusione(da 2 mesi a 1-2 anni dopo l’impatto): senso di tradimento, abbandono, ingiustizia, incompetenze, intoppi burocratici. Qui di intensificano i sintomi da stress post traumatico.
  • Fase di ricostruzione: iniziano i cambiamenti osservabili dei programmi a lungo termine connessi alle calamità.

A seconda o meno della presenza di alcuni fattori di rischio, quali gravità dell'evento, grado di esposizione e durata, presenza di precedenti traumi o difficoltà relazionali, negligenza o abbandono da parte delle figure di accudimento, supporto sociale, atteggiamento e ruolo delle figure genitoriali e buon attaccamento, si possono sviluppare dei sintomi che perdurano anche a distanza di molto tempo dall’evento traumatico e che vanno a strutturarsi in quello che viene definito Disturbo posttraumatico da Stress. Altresì, un evento traumatico di lieve entità ed isolato, atteggiamento supportante degli adulti, adeguato supporto sociale, assenza di precedenti traumi e un buon attaccamento rappresentano degli importanti fattori di protezione.

IL DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS

Il soggetto ha provato, assistito o si è trovato di fronte ad un evento potenzialmente mortale, con pericolo di morte o di gravi ferite, o ad una minaccia alla propria integrità fisica o a quella degli altri.
La risposta del soggetto comprende paura, impotenza, vulnerabilità o orrore intensi.
I sintomi del disturbo post-traumatico da stress, si caratterizzano per l’intrusività, per l’alto livello di arousal del soggetto e per l’evitamento di tutte quelle situazioni che richiamano alla mente l’esperienza traumatica.
I temi nei quali la persona si sente coinvolta di solito, sono la responsabilità di ciò che è accaduto, il senso di vulnerabilità, la mancanza di sicurezza e problemi relativi al controllo e all’auto-efficacia.

CHI SONO LE VITTIME DI UN EVENTO TRAUMATICO?

Possiamo distinguere:

  • Vittime di I° tipo: chi direttamente subisce l’impatto dell’evento.
  • Vittime di II° tipo: parenti o persone care dei defunti o dei superstiti.
  • Vittime di III° tipo: i soccorritori.
  • Vittime di IV° tipo: la comunità coinvolta nel disastro.
  • Vittime di V° tipo: chi, per caratteristiche pre-critiche, può reagire sviluppando un disturbo psicologico a breve o a lungo termine.
  • Vittime di VI° tipo: chi avrebbe potuto essere loro stesse vittime del primo tipo o che si sentono coinvolte per motivi indiretti.

Tra queste categorie di vittime, i soccorritori, sono coloro che si trovano a dover supportare tutte gli altri soggetti coinvolti.
Proprio per questo proteggere e supportare il soccorritore è importante, non solo per prevenire il bourn- out e le conseguenze patologiche di quella che viene definita traumatizzazione vicaria, ma permette anche di proteggere l’utenza e di rendere più efficace l’operazione di soccorso.
Infatti, le persone che lavorano quotidianamente a contatto con sofferenze acute, nonostante tendano a sviluppare un’alta soglia di tolleranza agli eventi traumatici, possono manifestare disturbi psicopatologici a breve o lungo termine a seguito della traumatizzazione vicaria. Il termine si riferisce al fatto che anche un operatore, durante una situazione lavorativa, può vivere un trauma, non per esposizione diretta, ma per il contatto con la persona traumatizzata.
La relazione con la vittima può investire l’operatore dello stesso trauma in modo secondario ed indiretto, ma non per questo in maniera meno intensa. Ci riferiamo a tutte quelle persone e quei professionisti che operano in un contesto d’aiuto e sono esposte a rischi di traumatizzazione vicaria e burn-out: personale medico e paramedico (Emergency Medical Team); personale delle ambulanze; Polizia e Forze dell’Ordine; militari; personale dei servizi sociali e della salute mentale; operatori di ricerca e salvataggio dei superstiti; conducenti di mezzi di trasporto; medici legali; volontari che partecipano alle attività dei centri di accoglienza; insegnanti e genitori; operatori dei media.

Meccanismi d’azione del soccorritore.

Il soccorritore agisce attraverso delle fasi ben definite:
Fase di allarme
Comunicazione della richiesta, attivazione fisiologica (reazioni eccitatorie vs reazioni inibitorie), pensieri sulla propria capacità, pensieri sulla scena.
Fase della mobilitazione
Si incomincia ad agire, si comunica con gli altri membri della squadra per coordinare l’intervento e l’azione allenta la tensione.
Fase dell’azione
Si interagisce con le vittime, si possono avere reazioni fisiologiche collegate ad uno stato d’attivazione: sudorazione, tremori, aumento frequenza cardiaca e respiratoria, difficoltà a comprendere le necessità emotive delle vittime e comunicare efficacemente con la squadra. Possono emergere emozioni: rabbia, senso di colpa, paura, delusione.
Fase finale
Fine dell’intervento. Possono emergere emozioni, se l’intervento ha avuto esito positivo le emozioni saranno euforia, soddisfazione fiducia nelle proprie capacità; se ha avuto un esito negativo possono emergere delusione, rabbia, impotenza. Questo può provocare difficoltà nel rilassarsi e al riemergere di ricordi.

LA PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA

- In quali casi si interviene?
Si interviene in eventi che coinvolgono bambini, morte o ferimento grave in servizio, suicidio/omicidio di un operatore, incidenti con molte vittime, casi in cui la vittima è un parente o conoscente, fallimento del proprio lavoro dopo notevoli sforzi, lesioni gravi, mutilazioni o deformazione del corpo delle vittime, eccessivo interesse dei media, ferimento, attacco o uccisione.
- Dove si interviene?
Struttura d’appartenenza del Support System, obitori, aziende Ospedaliere, abitazioni private, scuole, comuni, prati, ecc.
- Quando e come si interviene?

  1. Prima che un evento critico accada: analisi dei bisogni, valutazione del livello di Burn Out, sensibilizzazione, informazione e formazione, interventi di gruppo e individuali orientati al benessere dell’operatore e dell’equipe).
  2. Immediatamente dopo un evento critico (da qualche ora a qualche settimana dopo un evento critico): interventi differenti basati sulla fase di risoluzione del trauma: Critical Incident Stress Debriefing, EMDR, normalizzazione reazioni da shock, ecc...
  3. A medio e lungo termine, psicoterapia incentrata sul trauma , di gruppo e/o individuale.

L'EMDR NELLA POST-EMERGENZA

Nel  nostro cervello  esiste un meccanismo innato capace di elaborare le esperienze negative, stressanti o traumatiche.
In alcuni casi questo meccanismo si blocca e il ruolo dell’EMDR (Eye Movement Desensization Reprocessing) è di fornire uno stimolo affinché nel cervello si possa riattivare questo naturale processo di guarigione.
L’obiettivo è la riorganizzazione del ricordo nella memoria in modo che venga immagazzinato in modo funzionale, cioè in modo da non causare più disturbo o sofferenza. In questo modo l’EMDR permetterà la discriminazione tra un pericolo reale e non reale, l’ assegnazione di significato alle emozioni legate al ricordo traumatico, l’integrazione dell’evento nella memoria dichiarativa.La ricerca scientifica sull’EMDR ha stabilito che è un trattamento supportato empiricamente ed evidence-based per il trattamento del Disturbo Post-Traumatico da Stress.
L’EMDR, infatti:

  • riduce la sofferenza;
  • facilita il processo di auto-guarigione;
  • previene il precipitare di altre problematiche o disturbi mentali, in soggetti predisposti;
  • previene il consolidarsi di sintomi post-traumatici;
  • cura la sintomatologia post-traumatica;
  • rafforza le capacità di resilienza della persona.

EMDR ED EMERGENZA: QUALI SINERGIE?

L’EMDR è l’approccio psicoterapeutico meglio integrabile ed adattabile ai contesti di postemergenza.
Il contributo dell’EMDR in tali circostanze si dispiega in varie dimensioni:

  • Posto al Sicuro: per stabilizzare la persona, farle esperire una sensazione di sollievo, fornirle una tecnica di rilassamento semplice e immediata;
  • EMDR sulla situazione: permette una rielaborazione adattiva dell’informazione immagazzinata in maniera disfunzionale. In caso di DAS, PTSD e Disturbo dell’Adattamento l’EMDR accompagna verso la remissione dei sintomi, comportando sollievo e facilita la Crescita Post Traumatica
  • EMDR sui traumi precedenti irrisolti. Spesso le situazioni d’emergenza fungono da trigger (da attivatori) per traumi precedenti non elaborati adeguatamente. Con l’EMDR si affronta tutta la storia di vita della persona e se situazioni precedenti all’emergenza bloccano l’elaborazione adattiva della stessa, con l’EMDR si affrontano tutti i nodi precedenti;
  • Installazione di Risorse: per sviluppare la resilienza e la crescita post-traumatica.

La base dell’EMDR prevede la focalizzazione combinata tra l’immagine peggiore del ricordo, la cognizione negativa associata allo stesso (“es. sono impotente”), l’emozione legata al ricordo, le sensazioni fisiche associate e la stimolazione sensoriale bilaterale.
I movimenti oculari tendono a stimolare il meccanismo che riattiva la capacità del sistema di elaborazione dell’informazione, permettendogli di recuperare l’informazione da una rete mnemonica diversa dove il paziente troverà insight, comprensione e consapevolezza.
Il ciclo di terapia EMDR, per gli eventi traumatici, va da 3-6 sedute, in seguito delle quali nella maggior parte dei casi si osserva al 77-100% di remissione di PTSD in vittime di traumi singoli, sono necessarie invece 12 sedute in vittime di traumi multipli.
L’EMDR in fase acuta (0-3 mesi), permette la rielaborazione adattiva dei frammenti sensoriali traumatici (per es. nel caso di un terremoto, boato, polvere, centrifuga, rumori di vetri rotti, ecc.) e la rielaborazione della Colpa del sopravvissuto (responsabilità/controllo ecc.).
Facilita, inoltre una riduzione significativa ed ecologica dell’iperarousal. Questo permette una consolidazione migliore dei ricordi “traumatici”, senza l’iperconsolidarsi dei frammenti percettivi.
L’EDMR, è importante nei contesti di emergenza a livello PREVENTIVO perché alla base del PTSD ci sono i ricordi traumatici basati sulle schegge sensoriali/percettive impazzite, per cui il processo di significazione si blocca su colpa/paura di morire/perdita/non essere al sicuro.
Fare l’EMDR in questa fase permette l’accesso ai ricordi e alle emozioni NON alimentando l’evitamento e inoltre, si agevola l’ntegrazione tra storia passato-evento traumatico-futuro (l’evitamento non permetterebbe questo processo).