La depressione: cos'è e come curarla

La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100.
A tutti quanti capita una giornata storta, in cui ci si sente giù di corda, tristi e “ci sentiamo un po’ depressi”. È molto probabile che non si tratti di depressione, ma di un calo dell’umore passeggero.
La depressione clinicamente significativa, invece presenta sintomi specifici e si prolunga nel tempo. Chi ne soffre ha un umore depresso per la maggior parte della giornata per più giorni e non riesce a provare piacere e interesse in tutte quelle attività che prima lo coinvolgevano e lo facevano stare bene. Si sente stanco,senza energie, irritabile, ha pensieri pessimistici e negativi, e spesso percepisce la vita come dolorosa e senza senso.
Tutta la propria vita appare un fallimento, di cui spesso ci si sente colpevoli. In alternativa si è convinti che la colpa sia degli altri, del destino, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con il mondo, finendo per isolarsi da tutto e tutti.
A seconda della presenza di alcuni criteri si possono distinguere diversi tipi di depressione.
Il disturbo depressivo maggiore è caratterizzato da umore depresso per buona parte del tempo di quasi ogni giorno e/o dalla perdita di interesse o piacere per tutte o quasi le attività.
Per poter fare diagnosi di depressione maggiore, uno di questi due sintomi deve essere presente per almeno due settimane insieme ad almeno cinque dei sintomi qui sotto elencati: significativa perdita/aumento di peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, affaticabilità o mancanza di interesse, sentimenti di svalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati, ridotta capacità di pensare o di concentrarsi,pensieri ricorrenti di morte, ideazione suicidaria, o un tentativo di suicidio.
Questi sintomi ovviamente non devono essere causati da una condizione medica generale, né dagli effetti fisiologici di una sostanza. Inoltre, i sintomi non sono legati ad un lutto, a meno che non persistano per più di due mesi dalla perdita della persona amata.
Nel disturbo depressivo minore, i sintomi sono numericamente inferiori ai cinque richiesti per formulare la diagnosi di disturbo depressivo maggiore.
Nel disturbo depressivo brevericorrente, gli episodi depressivi durano da due giorni a due settimane, almeno una volta al mese per dodici mesi.
Il disturbo distimico, invece si caratterizza con umore depresso per la maggior parte del giorno di quasi tutti i giorni ed è presente da almeno due anni con due o più di questi sintomi: insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, scarso appetito o iperfagia, autostima bassa, difficoltà di concentrazione, sentimenti di angoscia e disperazione.
Il disturbo depressivo può compromettere notevolmente la vita di chi ne soffre. Diventa difficile studiare, lavorare, mantenere relazioni sociali e affettive, provare piacere e interesse nelle attività.

Le cause della Depressione

I fattori che possono condurre ad uno stato depressivo sono molteplici e differenti da persona a persona (familiarità, relazioni affettive problematiche, esperienze stressanti e traumatiche, ambiente sociale sfavorevole, caregiver depresso, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.).
I fattori coinvolti nella depressione possono essere distinti in:

  • fattori biologici, alcune persone sembrano essere maggiormente predisposte alla depressione;
  • fattori psicologici/traumatici, ci riferiamo a quelle esperienze particolarmente significative,che possono rendere la persona più vulnerabile verso questa malattia.

I fattori biologici e quelli psicologici interagiscono tra di loro, ma non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa che fa scatenare i sintomi e soprattutto se ha relazioni buone e supportive. Il fattore scatenante di solito coincide con un evento stressante che turba la nostra vita e che è valutata il termini di perdita importante e non tollerabile.
Non ci riferiamo solo ad eventi oggettivamente negativi di perdita, per es. un lutto, la perdita del lavoro, una perdita affettiva, ecc., ma ci riferiamo anche ad eventi oggettivamente positivi, ma che la persona valuta comunque come perdita, es. la nascita di un figlio che toglie la libertà, la laurea che fa perdere lo status di studente, ecc.
Di solito è semplice individuare la causa di un primo episodio depressivo, invece lo è meno quando gli episodi aumentano.

Come si cura?

La psicoterapia è la cura per la depressione e può essere complessa e deve agire a diversi livelli, nei casi più gravi è necessario associare la psicoterapia ad una cura farmacologica, ben bilanciata, che non azzeri tutti i sintomi, per permettere così alla persona di portarli in terapia e lavoraci insieme allo psicoterapeuta.
La psicoterapia agisce in primis sulla visione negativa che il paziente esprime su di sé e sul suo futuro. Egli mostra reazioni di rinuncia, determinando quella situazione psicologica definita “senso di impotenza appreso”. Ci riferiamo ad un atteggiamento caratterizzato dall’aspettativa che non ci sia niente da fare per affrontare certe avversità, dalla percezione di completa inefficacia delle proprie azioni per agire sulle sfide della vita; si manifesta uno stile esplicativo degli eventi pessimista, che si contraddistingue per alcuni aspetti: le persone pensano che le cause degli eventi negativi che capitano loro siano stabili, permanenti, universali, generali e pervasive; infine, tendono a percepire come interne quelle cause, attribuendosi la responsabilità delle avversità incontrate. Quest’ultimo elemento distintivo si associa ad una precaria e fragile autostima personale.
La terapia cognitivo- comportamentale risulta utile per agire sui pensieri disfunzionali, negativi e pessimistici riguardo al mondo, a sé e al futuro.
Diversi studi inoltre, hanno dimostrato l’efficacia della terapia EMDR, basata sull’elaborazione e la desensibilizzazione di quegli eventi traumatici e stressanti, che hanno fatto sì che la persona apprendesse degli schemi disfunzionali e negativi su di sé, favorendo un’elaborazione adattiva di quegli schemi e permettendogli così di integrarli nella propria vita quotidiana.
Tutto ciò permette alla persona di prendere consapevolezza circa l’influenza che il proprio passato ha sulla vita presente, interrompendo quei circoli viziosi che mantengono e peggiorano la malattia e a liberarsene, attraverso l’acquisizione di nuove risorse e di modalità di pensiero e di comportamento più costruttive e funzionali.
Per un maggiore approfondimento riguardo alla terapia EMDR vedi anche: www.emdr.it