DISTURBI D’ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

Provare ansia è una sensazione che molti di noi avranno provato nella vita, in maniera più o meno intensa. Tuttavia quando raggiunge un’intensità difficile da gestire è opportuno chiedere l’aiuto di un professionista.

L’ansia si può manifestare come una reazione generalizzata ad una serie di vissuti della persona, che influenzano la sua quotidianità, senza che se ne renda pienamente conto.

La propria capacità di gestire e percepire l’ansia, dipende dall’immagine che ognuno si costruisce all’interno, in primis delle relazioni primarie, poi di quelle extrafamiliari, ed è sulla base di questa immagine (che può essere positiva oppure no), che interpreterà e affronterà il mondo; se la persona si percepirà come capace di affrontare le avversità tenderà a memorizzare schemi di reazione tendenzialmente sicuri, se invece penserà di sé di essere inadeguato e incapace, vive cioè quegli eventi definiti traumi con la “t” minuscola o traumi relazionali, tenderà ad utilizzare schemi di reazione improntati sull’ansia.

Se la persona inoltre, vive esperienze traumatiche (traumi con la “T” maiuscola) che esulano dalla sua normale capacità di gestire gli eventi (es. lutti, malattie, difficoltà scolastiche/lavorative e relazionali), sarà probabile che la persona rimarrà sensibilizzata a tutti quegli stimoli della sua vita presente che riattivano il ricordo traumatico, generando ansia. In linea di massima, elaboriamo questi vissuti, perchè siamo dotati di un naturale processo di elaborazione degli eventi, ma se per qualche motivo il meccanismo si inceppa (reiterarsi dell’evento, mancanza di supporto, gravità dell’evento, ecc.), allora anche a distanza di anni, la persona tenderà a reagire con ansia a tutti quegli stimoli del presente (Trigger), collegati in qualche modo agli eventi primari generatori.

Bisogna considerare che l’ansia è un’emozione universale e rappresenta una componente necessaria della risposta dell’organismo allo stress; tale risposta ansiosa implica lo spostamento delle risorse dal funzionamento quotidiano alla risposta alla minaccia e se viene generalizzata rende la vita estremamente difficile, provocando uno stato di sofferenza insopportabile e cronico.
Quindi l’ansia diventa patologica quando si manifesta in maniera esagerata rispetto allo stimolo che l’ha provocata e disturba in maniera più o meno invalidante la vita dell’individuo.

I più comuni disturbi d’ansia sono:

  • Disturbo d’attacco di panico (con o senza agorafobia): l’ansia e/o la paura sono intense e provocano sintomi quali palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione soffocamento, dolori al petto, paura di perdere il controllo o impazzire, paura di morire, ecc.;
  • Disturbo ossessivo compulsivo: le ossessioni e le compulsioni occupano una cospicua parte del tempo della giornata e interferiscono con le normali attività della vita quotidiana.
  • Disturbo fobico: vengono evitate tutte quelle situazioni che comportano la minaccia di venire a contatto con l’elemento temuto (fobia degli insetti, di parlare in pubblico, di arrossire, di vomitare, ecc.);
  • Disturbo d’ansia generalizzata: stato di preoccupazione cronico per diversi eventi, che risulta eccessivo in intensità, durata o frequenza;
  • Disturbo post-traumatico da stress: si manifesta in seguito ad aventi traumatici altamente stressanti, che hanno minacciato l’incolumità e la sicurezza fisica e psicologica della persona.

L’ansia è quindi adattiva, quando prepara ad un pericolo potenziale, o disfunzionale e disadattiva, quando comporta malessere intenso. L’ansia possiede diverse componenti:

  • Componente cognitiva: implica aspettative di pericolo diffuso e una sensazione di pericolo imminente. Ciò determina l’attivazione di “schemi di cognitivi” e la realtà viene percepita come pericolosa e se stessi come vulnerabili e non in grado di affrontarla.
  • Componente somatica, attivazione del corpo di fronte alla minaccia, aumentano la pressione sanguigna, il battito cardiaco, la sudorazione, ecc..
  • Componente emotiva, compaiono emozioni sgradevoli quali, paura, apprensione, preoccupazione, angoscia;
  • Componente comportamentale, ci si riferisce ad azioni finalizzate all’evitamento dell’ansia, tipo la fuga, limitando gli spostamenti e il coinvolgimento in situazioni di vita lavorativa e relazionale.

COSA FARE? L’EMDR: UNA PSICOTERAPIA PER L’ANSIA

L’EMDR (EyeMovementDesensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione attraverso i movimenti oculari) è la psicoterapia elettiva per la risoluzione a lungo termine dei disturbi d’ansia e di attacco di panico.
Parte dagli assunti che pensieri, emozioni e reazioni fisiologiche sono correlati tra loro; la relazione tra questi elementi incide sulla salute fisica, sul sistema nervoso, sul comportamento e le relazioni sociali della persona e reintegrare queste connessioni aiuta la persona a costruire il significato del proprio stato d’ansia e quindi ne consente la consapevolezza e la guarigione.
L’EMDR permette questa integrazione attraverso la stimolazione oculare bilaterale, attivando le reti mnestiche e permettendo l’elaborazione dei “t”, traumi relazionali, collegati all’ansia e/o degli eventi traumatici definiti “T” di cui è stato protagonista, permettendone una piena elaborazione e integrazione nella sua personalità di adulto, consentendogli di utilizzare strategie di gestione degli eventi più mature e funzionali ed un concreto e progressivo rafforzamento delle risorse possibili per la risoluzione di un problema, migliorando notevolmente la qualità di vita della persona.
Con l’EMDR inoltre, non si lavora solo sul ricordo generatore collegato all’insorgenza del disturbo d’ansia, ma anche sul ricordo delle prime volte e le volte peggiori, in cui si è verificato il sintomo, in modo da desensibilizzare e neutralizzare queste reazioni.
In alcuni casi, particolarmente gravi, è necessario un supporto farmacologico, che però da solo non è mai risolutivo e va sempre accompagnato dalla psicoterapia.