Lutto

Per tutti noi, prima o poi arriva il momento di confrontarsi con la morte e la perdita di persone care. Con il termine “Lutto” ci riferiamo alla reazione in seguito alla morte di una persona a noi cara. Si tratta un’esperienza molto triste, di un processo comune a tutti gli essere umani e fisiologico.

Quando   una  relazione  affettiva  si  interrompe  a  causa  dalla  morte,  si  determinano  una  serie  di reazioni  da  parte  del  sopravvissuto  piuttosto  intense,  ma  previste  e  finalizzate  al  recupero  del legame affettivo.

L’elaborazione del lutto è un processo che si risolve in diverse fasi:

  1. Presa di coscienza della perdita, rispetto alla morte;
  2. Reazione alla separazione, si avverte il dolore con tutte le reazioni psicologiche della perdita, compaiono  sintomi  depressivi,  anche  in  questo  caso  fisiologici  e  necessari  per  la  risoluzione  del lutto stesso;
  3. Ricordo della persona defunta e della relazione con lei, vengono rivissuti i ricordi in maniera realistica e le sensazioni ad essi associate;
  4. Rinuncia ai vecchi legami con il defunto e alle relative convinzioni sul mondo;
  5. Risoluzione e progressione adattiva nella vita in assenza della persona defunta, senza lasciare andare  quella  precedente,  sviluppando  un  nuovo  legame  con  il  defunto,  trasformandolo  da   un rapporto  basato  sulla  presenza  fisica  ad  un  legame  più  astratto  caratterizzato  dall’assenza  della persona defunta e dalla presenza del suo ricordo, quindi da un amore in presenza ad un amore in assenza;
  6. Reinvestimento, le energie vengono di nuovo investire per andare avanti nella propria vita.
    L’elaborazione del lutto è un processo graduale e articolato, in cui la persona sofferente lotta per abbandonare un adattamento non più funzionale e per ritrovare un nuovo equilibrio. Questo processo è naturale e richiede tempo fisiologico per essere compiuto.
    Tuttavia non è raro che ci siano degli ostacoli nell’elaborazione del lutto, a causa dell’impossibilità di accettare il significato emotivo della perdita e il dolore che accompagnano il lutto. In questi casi il naturale progredire verso l’elaborazione viene impedito, rallentato o bloccato, fino ad assumere forme patologiche complesse.
    Si possono distinguere dei fattori di rischio, che rendono il lutto più difficile.
    - Rapporto intenso o legame di dipendenza con il defunto (es. la perdita di un figlio è confermata da numerose ricerche, come il dolore più intenso che una persona possa vivere);
    - Fobia da separazione dell’infanzia;
    - Traumi infantili, come abbandoni o abusi;
    - Assenza o scarsi contatti sociali;
    - Lunghi periodi di malattia e assistenza al defunto prima della morte;
    - Atteggiamento pessimista o depressione;
    - Morte improvvisa, violenta o suicidio;
    - Lutti ravvicinati o ripetuti nel tempo.

Un lutto può definirsi irrisolto, quando dopo essere trascorsi dai 6 mesi ad un anno dalla morte della persona  cara,  la  persona  esperisce  nostalgia  disperata,  rabbia,  sgomento,  insensibilità  emotiva, sensazioni  che  la  propria  vita  non  abbia  alcun  senso,  difficoltà  ad  affidarsi  agli  altri,  difficoltà  a riprendere in mano la propria vita. La persona è assillata da pensieri quali “non ce la farò mai”, “mi sento morire”, ”la mia vita non ha più senso”. Spesso la persona rimane bloccata nel dolore, perché stare meglio significherebbe lasciare andare del tutto la persona cara, esperisce sentimenti di colpa, soprattutto quando il legame con la persona cara era molto forte.
Stare meglio significa per la persona quasi rinnegare la memoria o l’amore per chi non c’è più.
In realtà favorire il processo di elaborazione di un lutto, significa rendere sopportabile quel dolore, mantenendo integra la memoria e il legame affettivo con il defunto, senza però lasciarsi lacerare dalla sua assenza.
In  questa  condizione  la  tendenza  sarà  l’evitamento  di  pensieri  negativi,  nutrendo  il  blocco nell’elaborazione, oppure di rimuginare su tali pensieri, alimentando circuiti ricorsivi e viziosi, che poco non consentono alla persona il superamento del dolore.
L’EMDR  (Desensibilizzazione  attraverso  i  movimenti  oculari),  risulta  una  delle  strategie  più efficace per favorire l’elaborazione di un lutto.
L’EMDR non rappresenta una percorso più rapido o un modo per non esperire il dolore, che come già  detto  è  fisiologico  e  dal  quale  non  ci  si  può  esimere,  ma  favorisce  il  processo  e  sblocca  il congelamento del dolore, rendendolo più sopportabile.
Solo  così  il  dolente  può riadattarsi  alla  nuova  situazione,  e  reinvestire  nuove  energie  per  poter essere di nuovo felice.