La psicoterapia cognitivo comportamentale

L’obiettivo della psicoterapia cognitivo-comportamentale è quello di raggiungere una maggiore consapevolezza rispetto ai propri pensieri, alle proprie emozioni, ai propri bisogni e alle modalità di funzionamento mentale, attraverso il raggiungimento di un concreto e progressivo cambiamento e aumento delle scelte possibili per la risoluzione di una difficoltà.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale utilizza tecniche e protocolli specifici, che la rendono adatta anche ai bambini. L’idea di fondo di questo tipo di psicoterapia è che la persona non è colpita dagli eventi, ma dall’interpretazione che ne dà di essi (cit. Epitteto).

Per cui l’intervento che ne deriva mira al superamento delle problematiche emotive attraverso il cambiamento dei significati che la persona attribuisce agli eventi della sua vita. Infatti , sono proprio le spiegazioni che la persona si dà rispetto a ciò che accade, che orienta i pensieri, le valutazioni, le emozioni e i comportamenti. Tali interpretazioni sono quotidianamente operanti e nella maggior parte dei casi, sono in tutto o in parte ignorate dal paziente stesso. La presa di coscienza di questi erronei significati attribuiti agli eventi, aiuta il paziente a confrontarsi criticamente con essi e a modificarli, attraverso la sperimentazione di nuove emozioni, che generano nuovi pensieri e quindi nuovi comportamenti, permettendo così quella che in termini cognitivi, viene definita la “ristrutturazione cognitiva”, ciò vale a dire lo sviluppo di una visione cognitiva più adattiva degli eventi, che permette al soggetto di vedere il suo problema da un altro punto di vista e di sperimentare nuove soluzioni più efficaci e funzionali.

A CHI E’ RIVOLTA?

Al singolo individuo: disturbi d’ansia (attacchi di panico, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo ossessivo- compulsivo, stress, etc.), depressione, disturbi della sfera sessuale, disturbi alimentari, disturbi del sonno, disturbi da dipendenza da sostanze, dipendenza da internet, gioco d’azzardo patologico, etc

Alla coppia e alla famiglia: incomunicabilità, conflitti e sofferenza all’interno dei rapporti familiari.

Al bambino e all’adolescente: patologie e disagi tipici della fase di crescita e sviluppo evolutivo (disturbi dell’apprendimento, fobia scolare, ansia da separazione, aggressività, di-sturbo del comportamento alimentare, etc.).

Cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, integra due forme di terapia:

  1. La psicoterapia comportamentale: è mirata a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione.
  2. La psicoterapia cognitiva: promuove l’individuazione di pensieri ricorrenti e schemi mentali e comportamentali ripetitivi, che sono correlati a e persistenti emozioni negative. Insegna a correggere tali schemi disfunzionali promuovendo modalità alternativi di pensiero, azione ed emozioni conseguenti.

La psicoterapia cognitivo comportamentale si avvale di tecniche di condizionamento o decondizionamento sperimentalmente validate, allo scopo di modificare le risposte emozionali e gli schemi disadattivi, in modo da sostituirli con nuovi schemi più adattivi.

Alcune “sottoscuole” enfatizzano maggiormente gli aspetti comportamentali, altre quelli più cognitivi. In Italia, le prime appartengono al raggruppamento delle scuole AIAMC, le seconde alla SITCC.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale integra concetti eterogenei fra loro provenienti da approcci diversi appartenenti a periodi storici differenti.

Il cognitivismo in particolare si è sviluppato negli anni sessanta. Principali riferimenti teorici sono le opere di Alber Ellis e A.T. Beck.

Il comportamentismo è una prospettiva teorica sviluppata agli inizi del ventesimo secolo grazie agli studi di John B. Watson e I.P. Pavlov.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è sostenuta da prove di efficacia e validità secondo la “Evidence Based Medicine”. La letteratura scientifica internazionale ha affermato che l’approccio cognitivo-comportamentale risulta essere il più efficace per i disturbi d’ansia, con particolare riferimento al disturbo d’attacco di panico, fobico, ossessivo compulsivo, disturbi dell’umore, alimentari, psicosomatici, sessuali, disturbi dell’età evolutiva e disturbi di personalità, anche più dei trattamenti di tipo farmacologico.